Giovanni Defant

Nato a Palmanova nel 1963 e laureato in Lettere e Filosofia, Conservazione dei Beni Artistici con indirizzo in storia dell’arte contemporanea. Ha studiato disegno e pittura e successivamente apprende l’uso della tecnica della scultura su argilla, pietra e legno, le ultime due con una antica tradizione nel territorio del Friuli.

Il primi lavori in pietra sono ancora legati alla figura umana o a parti di essa come la serie dei Ciclopi, ma questa materia lo portò allo studio di quelli che chiama i nodi, che sono volumi astratti ispirati dall’arte celtica e longobarda studiata con attenzione dall’artista avendo lasciato delle opere straordinarie nella sua terra.
Il legno, di cedro, di tiglio, di pippo, è la materia con la quale vi è un ritorno da parte di Defant alla figura umana ridotta però ai minimi termini e resa instabile.
L’impegno di questo artista e di utilizzare delle materie “antiche” e pesanti, pietra e legno, come medium di concetti di per sè immateriali. I temi di meditazione connessi a molti dei nodi prodotti sono diversi; alcuni fanno riferimento a quello che è il problema della Tecnica nella nostra epoca ed alle sue conseguenze, altri al tempo il suo fluire e modificare tutto ciò che esiste. Le opere più recenti, soprattutto in legno, sono ispirate dal senso di precarietà dell’uomo.

1998 Esposizione personale di scultura Galleria G.B. Bison di Palmanova
1999 Esposizione presso la libreria “Artistica” di Udine
2003 Esposizione presso il jazz club “ Caucigh” di Udine.
2005 Simposio internazionale di scultura di Vergnacco.
2006 Simposio Internazionale di scultura di Verzegnis Udine
2007-2008 Esposizione collettiva di sculture “Europe Stone” Trieste, Gorizia,Cividale, Palmanova.
2008 Esposizione presso la galleria Vastagamma di Pordenone.
2008 Esposizione collettiva di scultura “Aspettando la Biennale”
2009 Esposizione “ESSERE-TEMPO” Polveriera Napoleonica Palmanova.
2009 Galleria Artesegno, Udine
2009 Simposio internazionale di scultura su legno di Ossana, Trento.
2009-2010 Esposizione “ Centro culturale Vecchia quercia “ Cormons
2010 Esposizione “sein ist werden/being is becoming” Gallery Steiner, Vienna
2010 vincitore del concorso per la realizzazione di una scultura per il comune di S. Maria la Longa
2011 Esposizione “ La forma del tempo” Galleria Civica, Cormons
2011 11° Simposio internazionale di scultura su legno di Nimis
2012 Esposizione personale , Casello di guardia , Porcia, Pordenone.
2013 Realizzazione della “Fontana della condivisione” Duomo di Palmanova.
2014 “Aeson arte nella natura” opera di land art
2014 Simposio Internazionale di scultura di Tuenno.
2015 Realizzazione di una scultura monumentale per la villa Muroner di Tissano.
2016 Esposizione personale presso la Villa Mauroner di Tissano “Misticismo della Materia”
2017 Esposizione personale presso la galleria La Loggia di Udine.
2017 ArtePadova 2017, Esposizione
2017 “The house to be” Zellik, Bruxelles, Esposizione Personale

La ricerca di Giovanni Defant procede da alcuni anni lungo una direttrice che lo impegna a codificare le proprie convinzioni in analisi teoriche da appaiare alle realizzazioni pratiche. La necessità di inserire le norme del suo credo estetico in un complesso ragionato di pensieri, affidati alla pagina scritta, ha la valenza di puntuale verifica di tensioni e progettualità da tradurre in corpo scultoreo. C’è nella sua adesione profonda alla materia e alle leggi che la governano una cospicua dose d’istintualità, di vocazione genuina a costruire in una spazialità tridimensionale.
Gli esordi di Giovanni Defant nel mondo della creatività sono nell’ambito della pittura, dove sperimenta una serie di soluzioni espressive legate a esiti fluttuanti tra la cifra surrealista e quella simbolica; la base d’avvio è la sensibilità problematica su alcuni aspetti del contemporaneo, in cui l’indole sensibile dell’artista va a fissare momenti e dettagli per una traduzione formale complessa: da una parte una forte caratterizzazione dinamica, dall’altra una fissità straniante,sospesa su un crinale di inquietudine e ironia, di piacere ludico e sostanza filosofica, pensiero rivolto alle avanguardie novecentesche e alle evidenze dell’attualità.
Già negli interventi sulla superficie emerge un’attitudine precisa a creare con il colore e il disegno un’idea di profondità, un’allusione volumetrica, un accenno di plasticità, rilevabile non solo nella figura umana ma anche negli oggetti rappresentati. Alla metà degli anni Novanta questa potenzialità si esprime in tutta la sua ricchezza propositiva in una serie di risultati, nei quali si registrano molteplici tensioni concomitanti. La terracotta si offre quale
efficace banco di prova per la conquista di una nuova consapevolezza rispetto al contatto con la materia da manipolare,in attesa della ormai prossima relazione con la pietra e con il marmo, nelle sue variazioni cromatiche più seducenti.
L’opera è permeata da un ritmo sostenuto, dovuto al modularsi delle ombre e delle luci tali da far vivere le superfici, categoriche come strutture ma animate da un tono evocativo e lirico; in queste si realizza un ritmo, una musicalità e un equilibrio tra il classico e l’archetipo. Defant è scultore per necessità di trasporre in evidenza fisica la rarefazione di un pensiero che si nutre profondamente alle filosofie correnti, ricorrendo a una sintesi personale, che poi la riflessione rivela come il primo perno generatore dell’evento plastico.
Il tutto in una coscienza della forma e del volume che sottolinea ora la realtà statica, ora dinamica, nel loro disporsi nello spazio per mezzo di un gioco che parte da forme riconoscibili per approdi vicini all’astrazione, legati alla valenza metaforica dell’espressione.
A questo si aggiunge un gusto per la materia, per l’indagine nelle sue valenze più interne, per l’analisi dei suoi segreti che le consentono poi, a cose fatte, di mostrarsi essa stessa come un linguaggio affidato alle scansioni significanti delle parti levigate, di quelle incise da turgori in ulteriore rilievo rispetto al corpo della scultura.
E l’adozione della scrittura incisa su taluni lavori funziona come riaffermazione del concetto, esaltato dal tratto didascalico dell’incisione.
La congiunzione tra l’effetto volumetrico della materia e le risultanze concettuali delle articolazioni prospetta all’occhio del fruitore una serie di segnali dove rilievo mitologico e approdo simbolico, meditazione sulle problematiche più urgenti del mondo attuale e sua resa in corpo plastico, il riferimento a diversi snodi culturali e l’elaborazione nel pensiero progettuale, il sorriso ironico e lo slancio sarcastico, generano una serie di opere che si avvolgono nello spazio con un andamento spiralico, con l’andamento di un abbraccio, dentro un modulo costruttivo che è essenzialmente geometrico, pur con alcune emersioni di allusività figurale (volti, occhi, mani, nodi).
Quando Giovanni Defant afferma che “scolpire la pietra è una ricerca di armonia, è una ricerca urgente di un’età della Tecnè”, probabilmente vuol dire che in un’era come la nostra, governata dai ritmi onnivori di un progresso velocissimo, rivolgersi all’essenza fisica della realtà per catturarne frequenze formali ed energie poietiche, è un modo per non perdere di vista la dimensione umana del vivere, l’assoluta aderenza alla concretezza della terra. Guardando queste sculture, siamo indotti a credergli senza riserve.
Enzo Santese