Moreno Marzaroli

Milanese di adozione e ritene sé stesso un figlio della ‘ Milano da Bere ‘ , la Milano degli anni 80 animata dallo spirito del fare,del credere, del volere. Così spiega: “Mi hanno influenzato gli anni ottanta dove uomini ‘ come Chicco Forti, Patrick de Gayardon, Steve Jobs che aveva venduto il suo pulmino Volkswagen per autofinanziarsi, vivevano un idea”. In età adolescenziale è stata in lui molto forte l’influenza del ‘mondo’ americano, il padre di un compagno di studi lavorava fra Chicago e New York e quando tornava in italia portava centinaia di foto, ore di filmati e giornate di racconti e in particolare, oltre la NBA, quello che colpiva l’artista erano “i ragazzi che ‘pitturavano’ i muri”. Restò affascinato dai disegni StreetArt senza capirne il significato o il messaggio sociale, in quella casa una parete era dedicata ad una serie di disegni che lo ‘rapivano’ e solo molti anni dopo casualmente scoprì che l’ autore era Saul Steinberg. “Sicuramente il fatto che ha influenzato profondamente la mia scelta nel ricercare un mio personale linguaggio visivo, fu quando il padre del mio amico, notando il mio grande interesse per l’arte, mi portò nello show room Fiorucci a Milano,quando un signore ‘dipingeva i muri’. Quel signore era Keith Haring. Quello che fino ad allora avevo visto solo nelle fotografie ed immaginato era diventato reale”. A fine anni ottanta Marzaroli inizia in forma anonima e timidamente dipinge i muri con i suoi personaggi… ma è un mondo che non accetta. I piccoli lavori vengono coperti con altri dipinti. L’iniziale introversione giovanile non lo portò a guadagnare il rispetto di quel mondo e implose in sè stesso fino al 1996 quando abbandonato il figurativo non si riconosceva in ciò che faceva. “Inizio un periodo di grande caos creativo, dipingevo un mio figurativo che chiamo ‘season black and white’ e parallelamente producevo lavori di pitto-scultura firmando MoreMar, l’apatia era grande mi rendevo conto non c’era soddisfazione e pian piano soffocavo la parte creativa”. Nel 2007 liberandosi di tutte le insicurezze e zavorre del passato, riprende i taccuini che lo accompagnano da quando è ragazzo Marzaroli scelgie di ‘essere’ e non di cercare di assecondare tendenze o richieste ma semplicemente utilizzare il suo linguaggio e poter firmare Moreno Marzaroli. Inizia un percorso di studio ed elaborazione del linguaggio visivo, dove si rende conto che è l’uomo che è cambiato, lui stesso è cambiato. Spiega l’Artista: “Aver conosciuto e vissuto il bipolarismo delle cose e della vita, le esperienze lavorative i lutti sentimentali, le immagini adolescenziali rifiutate e derise potevano evolvere, essere un mezzo per comunicare concetti complessi, duri, scomodi. Ho scelto così di utilizzare soggetti apparentemente ironici perché credo che la società contemporanea non abbia bisogno di altro sangue per descriverne il degrado, ritengo che il buonismo abbia già sufficientemente appannato la vista agli ‘uomini di buona volontà’ e tanto meno le religioni non abbiano altro che allontanato gli uomini gli uni dagli altri, invece di dare una chiave di lettura alla vita che possa favorire l’accettazione e la comunicazione costruttiva con il diverso”.
Per Marzaroli la società attuale non concepisce le esigenze del singolo ma persegue il fine della ‘standarizzazione’ dell’individuo, giustificando con il concetto di globalizzazione l’azzeramento dell’Io Sono. “Oggi ritengo molto importante mantenere la propria essenza, salvaguardare le differenze e vivere posseduti dallo spirito della ricerca, della conoscenza, della curiosità, dell’ascolto, dell’aiuto e umilmente, condividere il proprio mondo con gli altri con la capacità di fermarsi nel momento in cui si lede l’altrui libertà,per poter realmente vivere una globalizzazione, non figlia di una sterile torre di Babele; ma riscoprendo la meravigliosa unicità che è l’uomo in tutte le sue sfumature e differenze. Ho cercato di ‘essenzializzare’ l’uomo in cuore, lacrime e testa, disumanizzandolo liberandolo dalle differenze razziali, politiche e economiche ma al contempo mantenendolo unico integrato nella globalizzazione del linguaggio visuale, tentando di realizzare una forma di espressione trasversale comprensibile a prescindere dallo stato sociale e da quello culturale. Amo il colore perché mi rifiuto di vivere nel grigiore e nei miei lavori cerco di trasmettere una cultura di vita affrontando tematiche complesse e dure. Sdoganandole con immagini e simbologie non angoscianti e criptiche.

ESPOSIZIONI
Dal 1999 prende parte a varie mostre collettive. Nell’edizione “Grande Fratello” 2002 sono presenti i suoi lavori. Dal 2012 a scadenza annuale le sue “installazioni non autorizzate” a Milano prendono vita nel progetto ‘arte da cannibalizzare’. Ultima produzione il Ciclo “Portrait” Anno 2015: si tratta di un ciclo di 365 opere tante quanto i giorni dell’anno. Rappresentano ogni nuova nascita che ha una propria identità. “Indipendentemente dalle caratteristiche fisiche somatiche ho cercato di andare oltre il concetto di ritratto”. Il quadro conclusivo affronta l’inutile contrapposizione razziale, dichiarando che il colore della pelle è un fatto puramente casuale.
Nel 2015 l’Artista esce dal guscio: “Ho scelto di propormi e confrontarmi, e ho partecipato ai concorsi di seguito elencati”
Opera ‘Africa Free’ Anno 2015 60x40cm, “IL SEGNO” 2015 Premio d’Arte Contemporanea VII Ed. selezione finalisti.
Opera’ Milano Axis Mundi’ Vincitore Como Poster Festival 2015
Opera’ I Have a Dream..Anno 2015 selezionata “Human Rights” La Casa della Pace, Rovereto 2015
Opera ‘Genesi’ Anno 2015 selezionata Premio Venezia Open Art 2015