Riccardo Carnaghi

Nato a Legnano nel 1993, è artista e architetto, qualifica che riceve in seguito alla Laurea Magistrale in Architettura presso il Politecnico di Milano.
Affianca alla pratica professionale una ricerca artistica con la consapevolezza che il progetto architettonico va affrontato come opera d’arte. La sua produzione artistica è quindi una continua analisi dei temi che caratterizzano l’architettura con l’intento di usare queste conoscenze al fine di potenziarne la ricerca estetica. I suoi primi lavori, alcuni dei quali già presenti in collezioni private in Europa, America e Medio Oriente, si possono definire come indagine analitica delle forme proprie dell’architettura attraverso le figure del corpo umano. La sua professione lo porta poi in continuo contatto con numerosi edifici storici, che gli permettono di scoprire il tema degli archetipi, cioè le forme primordiali che hanno caratterizzato la storia dell’architettura, su cui ora concentra la produzione artistica.

ARCHETIPO
Dal greco archètypon (composto di àrche-, primo, e –typon, modello), e dal latino archetypum, primo esemplare, modello. Fu usato in filosofia, specialmente nella tradizione platonica, per indicare le “idee”, cioè gli eterni e trascendenti modelli delle cose.
Nella psicologia analitica di C.G. Jung, l’archetipo è un contenuto dell’inconscio collettivo, sorta di prototipo universale per le idee attraverso il quale l’individuo interpreta ciò che osserva e sperimenta. Da questa ipotesi deriva l’uso del termine archetipo nella psicologia dell’arte per indicare le “immagini primordiali” che determinano le forme tipiche costanti in cui si rappresenta l’esperienza individuale e nella critica d’arte – con particolare attenzione all’architettura – le immagini che esprimono una forma primitiva di un’architettura sulla base della sua funzione e/o tecnica costruttiva. Può trattarsi, come per M.-A. Laugier, di un unico modello di riferimento – nel caso specifico la “capanna primitiva” con cui l’abate identificava lo stereotipo “in base al quale sono state create tutte le meraviglie dell’architettura” – oppure di forme geometriche semplici o di elementi canonici dell’architettura (l’arco, la colonna, la volta, ecc.). L’archetipo richiama l’esigenza di risalire all’origine delle cose secondo una “critica ricostruttiva” della tradizione di un dato elemento o di un intero organismo, liberandolo da ogni successiva interpretazione e variazione.
Le opere di Riccardo Carnaghi sono un’analisi delle forme primordiali che hanno caratterizzato la storia dell’architettura, dagli archi a tutto sesto utilizzati dai romani, e reinterpretati poi nei secoli successivi, agli archi tipici dell’architettura gotica, ma anche forme geometriche tipiche dell’architettura moderna. Attraverso la ripetizione modulare degli archetipi nello spazio della tela intende raffigurare il concetto su cui si è basata la costruzione delle più grandi architetture, cioè la ripetizione di un elemento architettonico secondo regole geometriche (basti pensare ad esempio al Colosseo, alle cattedrali europee, ai palazzi signorili).
Essendo un architetto, da molta importanza alla fase “progettuale” dell’opera, attraverso numerosi schizzi preparatori sul foglio di carta, dove studia i rapporti e le proporzioni fra gli elementi: osservando gli edifici più significativi
delle nostre città, estrapola le forme e gli archetipi che le caratterizzano, provando poi a trasportarli e combinarli nello spazio dell’opera d’arte. L’obiettivo è quello di riscoprire e analizzare queste immagini, per fornire uno spunto riflessivo per la progettazione di nuove architetture contemporanee, caratterizzate però da una rilettura delle eterne forme dell’architettura.